da Franz von Martitt | 28 Apr 2021 | Nuove birre - News dai birrifici
Tra i marchi trappisti, quello di Chimay – ovvero dell’abbazia di Notre-Dame de Scourmont – è senza dubbio uno dei più conosciuti, almeno in Italia, per via di due birre presenti da tanti anni nel nostro Paese che non a caso è il quarto mercato estero per importanza (dietro a USA, Cina e Francia). La “Chimay rossa” e la “Chimay blu” sono due referenze che hanno fatto la storia e che prima o poi sono passate sulla tavola di chiunque abbia provato – fin dagli anni Ottanta – a bere qualche birra differente rispetto alle classiche lager da supermercato che per tanto tempo hanno monopolizzato la scena.
Non è quindi un caso che l’Italia sia stata una delle prime nazioni dove Chimay ha deciso di presentare agli addetti ai lavori – purtroppo a distanza, ma il momento è questo… – la nuova birra, la quinta commercializzata dai monaci valloni. Dopo rossa e blu infatti sono arrivate nell’ordine la tripel (tappo bianco) e la dorée, quest’ultima otto anni fa (era la patersbier del monastero: prima di essere messa sul mercato era prodotta solo a uso interno, al massimo per i visitatori). Ora è la volta della Chimay 150, che ha questo nome perché la ricetta venne preparata per festeggiare i primi 150 anni di storia del marchio. Una ricorrenza caduta nel 2012, per la verità, ma come è stato detto in fase di presentazione per i monaci il tempo è un concetto relativo. E così è trascorso quasi un decennio tra quelle prime cotte celebrative e il confezionamento per il pubblico. (altro…)
da Franz von Martitt | 26 Apr 2021 | Nuove birre - News dai birrifici
Estiva, in lattina, a bassa fermentazione. Sono tante le novità dell’ultima nata in casa Ma.Bo. la beer firm “della scimmietta” nata nel 2019 tra la Valcuvia e il Lago Maggiore grazie all’intraprendenza di Alessio Marella e Stefano Bodio che hanno scelto la strada della collaborazione per dare vita alla propria “Tas&Bef”, taci e bevi in dialetto varesotto.
La birra è stata infatti realizzata insieme al Birrificio Revertis, realtà valtellinese che ha sede a Caiolo, nei pressi di Morbegno e che è ormai un partner consolidato per Ma.Bo. dopo la produzione della smoked porter Spazzacamin, lo scorso autunno. La Tas&Bef è la prima bassa fermentazione per il giovane marchio varesotto, anche se possiamo definirla una “bassa sui generis”: la generosa luppolatura americana dà alla birra un carattere particolare e piuttosto originale. (altro…)
da Franz von Martitt | 23 Apr 2021 | Rassegna stampa
Il termine “Superlega” è ormai entrato di uso comune dopo il tentato blitz delle 12 squadre di calcio che hanno provato a formare il proprio campionato alternativo alla Champions della Uefa. E non è usato a caso da Unionbirrai, la più rappresentativa tra le associazioni di categoria che comprendono i birrifici arigianali, per spiegare quello che rischia di accadere se passasse un emendamento (l’unico che fa riferimento al settore brassicolo) avanzato sul recente Decreto Sostegni.
«Da Roma giungono notizie preoccupanti» avvisa Unionbirrai dopo aver ricordato che, per varie vicende, i birrifici artigianali sono stati esclusi da ogni tipo di ristoro durante la pandemia. «Ci viene confermato che gli unici provvedimenti di natura finanziaria relativi alla birra artigianale che verranno discussi in Parlamento prevedono l’innalzamento del limite per l’applicazione dello sconto del 40% sulle accise dagli attuali 10.000 a 50.000 ettolitri – si legge nel comunicato ufficiale – Il provvedimento prevede una dotazione finanziaria di un milione di euro e, per quanto di nostra conoscenza, riguarderebbe solo 8 birrifici italiani, ovvero meno del 1% dei produttori presenti sul territorio nazionale».
Insomma, se l’emendamento passasse al Senato, favorirebbe un numero ristrettissimo di produttori, quelli di maggiori dimensioni, e – beffa delle beffe – anche alcune aziende che non sono parte del mondo artigianale. Il provvedimento infatti non è necessariamente riservato ai birrifici che rientrano (per legge!) nell’ambito artigianale e ciò permette che tra i beneficiari ci siano anche piccoli produttori industriali.
Una situazione che ha fatto squillare forti campanelli d’allarme tra i birrai del mondo craft, che oltre al danno causato dalla pandemia (e dalla gestione della stessa) rischiano di subire anche la beffa di un aiuto in via esclusiva a chi ha grandi dimensioni e addirittura non rientra nel settore.
«Unionbirrai ha sempre sostenuto la necessità di avere uno sgravio sulle accise anche per i birrifici aventi produzione superiore a 10.000 ettolitri, ma con una logica di progressività fiscale, che in questo provvedimento sarebbe totalmente assente – prosegue l’associazione di categoria – Un milione di Euro di certo non risolleverebbe le sorti del nostro comparto, ma potrebbe essere una grande boccata di ossigeno per decine di piccole aziende produttrici. Distribuirli a pochi e grossi costituirebbe un messaggio tragico per tantissimi piccoli imprenditori».
Vedremo, nei giorni a venire, se questo allarme troverà una sponda all’interno del parlamento così da ritoccare l’emendamento in modo che l’intero settore – o almeno una larga fetta di esso – possa ricevere un qualche aiuto in un momento estremamente critico.
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da Franz von Martitt | 21 Apr 2021 | Nuove birre - News dai birrifici
«Nel bicchiere la birra è di un bel colore fucsia…». Se leggendo la descrizione di una birra vi imbattete in una frase del genere i casi sono due. O il prodotto è andato ampiamente a farsi benedire, oppure il birraio si è messo di impegno per confezionare qualcosa di particolare, fuori dai canoni. Restando nel campo della seconda ipotesi, quella positiva, è quanto accade quando versate una delle invenzioni di Giancarlo Longhi, l’anima di Hoppy Hobby, piccolo birrificio craft di Legnano fondato nel 2018 che produce anche liquori artigianali.
La Mirten, la birra in questione, ha infatti un ingrediente speciale: il mirto sardo. Giancarlo infatti è originario dell’Isola e – pur vivendo in Lombardia – ha conservato sia un piccolo impianto sia un terreno di campagna con una serie di piante di mirto di proprietà. In qualche modo dunque, questa è una birra “fatta a mano”: «Io e la mia compagna Elisa abbiamo raccolto le bacche di persona – conferma il birraio – e non si è trattato di un lavoro rapido: nella birra ho aggiunto 70 grammi di bacche per ogni litro e fatte le proporzioni ho calcolato che solo per la cotta di Mirten ho utilizzato 10mila bacche».
Il prezioso frutto è stato utilizzato per arricchire una birra in stile berliner weisse, ricetta tradizionale se si eccettua l’utilizzo di una aggiunta di avena in modo da conferire maggiore setosità in bocca. «Lo stile è stato scelto per contrastare l’acidità tipica della berliner con i tannini contenuti nei semi delle bacche di mirto» scrive Longhi.
Ne è nato un prodotto che, come dicevamo all’inizio, si presenta nel bicchiere con un bel color fucsia e con una schiuma rosa, pannosa e persistente. «Abbiamo optato per una fermentazione lattica con un ceppo di batteri abbastanza “spinto”, così da avere un’acidità finale con pH sotto 3,5 – prosegue Giancarlo – la birra è stata poi fermentata con lievito kolsch e rifermentata in bottiglia». Le descrizioni che accompagnano la Mirten parlano di note lattiche e frutti di bosco che, al naso, ricordano lo yogurt al mirtillo; in bocca l’acido si presenta con gentilezza, smorzato dal mirto e si avvertono sentori di frappè ai frutti di bosco. Il finale è secco e leggermente astringente.
La birra è pensata per i mesi caldi, forte del suo ridotto tenore alcolico (4%) e di una elevata beverinità. La produzione è limitata, sia perché l’impianto di Hoppy Hobby non consente grandi quantitativi a ogni cotta, sia perché il mirto si raccoglie solo durante l’inverno. Ora però la Mirten è pronta e disponibile per chi volesse provare una bevuta così originale.
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da Franz von Martitt | 14 Apr 2021 | Nuove birre - News dai birrifici
È la più giovane tra le beer firm nate in provincia di Varese, e pure quella più a Nord visto che è basata a Luino e con la sua presenza, in un certo senso, “chiude il cerchio” andando a occupare una zona del territorio che era sguarnita di produttori artigianali. Ora “La Birra del Sandro“ – che per identificarsi adesso utilizza la denominazione BdS Craft Beer – arriva a quota tre birre in catalogo aggiungendo una IPA alle prime due nate, la smoked porter “Bi Gig” e la blanche “Open Hop”.
La terza nata prende il nome di Antipatica e la sua uscita – la data ufficiale è il 15 di aprile – è stata scelta apposta per introdurre la bella stagione. La IPA di Alessandro Cocco è pensata infatti per essere dissetante, adatta per il caldo e in particolare per accompagnare gli aperitivi.
Si tratta (non l’abbiamo assaggiata: ci affidiamo alla scheda del produttore) di un prodotto mediamente alcolico – 6,5% – color arancio chiaro, dotata di sentori agrumati e floreali sia al naso sia in bocca, dove è il pompelmo a farla da padrone, con un amaro ben presente (IBU 63) ma bilanciato.
Onestamente non ci convince l’etichetta, ma probabilmente l’utilizzo di un disegno e di colori “impattanti” vanno esattamente nella denominazione della birra, Antipatica appunto.
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