Nato un paio di anni fa con un padrino d’eccezione – Lorenzo Dabove in arte “Kuaska” – il progetto “Prison Beer” è pronto a fare uno scatto di crescita importante. Uno scatto multiplo, perché la cooperativa sociale “La Valle di Ezechiele” che ha dato vita a questo movimento ha in serbo diverse novità interessanti.
Ne abbiamo parlato nel corso del Varese Beer Festival (dove alle spine c’era anche la “Antonio”, la prima birra a marchio Prison) con Anna Bonanomi, presidente della cooperativa, e con don David Maria Riboldi, il vulcanico cappellano del carcere di Busto Arsizio (foto in alto gli staff di Prison e di Paneliquido).
L’idea da cui è nata Prison Beer è semplice: inserire nel mondo del lavoro persone con un’esperienza carceraria alle spalle. «L’ingresso in una attività lavorativa è fondamentale, è una vera ripartenza per chi è stato in galera: da quando è nata Valle di Ezechiele abbiamo trovato un impiego a 32 persone e solo una è tornata a delinquere. Numeri ben diversi rispetto a chi non ha questa occasione» spiega don David che proprio due anni or sono collocò Antonio – colui che dà il nome alla birra – tra i collaboratori di “The Wall” dando il la all’iniziativa.
Ora è tempo di ampliare la famiglia birraria a marchio Prison: nel giro di poche settimane sono infatti decollati altri due progetti che porteranno alla produzione e alla messa in commercio di altrettante birre. La prima sarà una saison ai mirtilli realizzata da Hibu insieme a Luigi “Schigi” D’Amelio, la seconda invece deve ancora essere definita ma sarà realizzata sull’impianto di Muttnik, a Sesto San Giovanni.
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LA DEDICA AL PAPA – L’inconsueta saison ai mirtilli non è una ricetta nata per caso. «A Busto Arsizio abbiamo un frutteto curato da Nino, una persona che era in carcere e che ora ha terminato la sua pena (coadiuvato da Manuel) – spiegano Anna e don David – Qui coltiviamo anche i mirtilli che sono stati “promossi” per diventare ingredienti di una birra particolare. Ci sono infatti precedenti nell’utilizzo dei mirtilli ma – crediamo – mai in una saison: Schigi è stato coinvolto da Kuaska e ha subito preso a cuore la vicenda. In questa circostanza non avremo un ex carcerato direttamente coinvolto in birrificio ma lo impieghiamo nella produzione dei mirtilli e quindi perseguiamo il nostro scopo. Inoltre c’è anche l’aspetto del “chilometro zero” almeno per quanto riguarda i frutti: abbiamo appena consegnato i primi 25 chili per produrre la Prevost. Il nome è ovviamente una dedica a Papa Leone perché l’abbiamo messa a punto nelle ore del Conclave. E speriamo di potergliela consegnare il 14 dicembre, giorno del Giubileo dei Detenuti». La Prevost sarà disponibile intorno a metà luglio e potrebbe esordire alla festa patronale di Sant’Anna, a Busto, la parrocchia di don David.

L’incontro da Muttnik tra le varie “anime” di Prison Beer
JOHNNY BE GOOD – La storia della terza “Prison Beer” è ancora in divenire ma è molto significativa. Il protagonista si chiama Jonathan – il nome provvisorio della birra è proprio Johnny – ed è un ospite del dormitorio di Sant’Anna dove ha trascorso il periodo di prova fuori dal carcere e dove è rimasto a vivere da quando – a marzo – ha terminato la sua pena. «Noi un anno fa avevamo parlato con i ragazzi di Muttnik che fin da subito si sono dimostrati molto attenti alla nostra attività – spiega don David – Poi la cosa è rimasta in sospeso per molti mesi ma di recente mi hanno ricontattato. Cercavano un collaboratore da inserire nell’organico per una determinata mansione e Jonathan ha i requisiti giusti. Lui è un tipo schivo e taciturno ma quando ha saputo dell’occasione si è aperto in un sorriso raggiante: ha superato le visite mediche ed è pronto a iniziare: così nascerà una terza “Prison Beer” nel mese di settembre».
CHIOSCO IN ARRIVO – C’è un ulteriore finale da scrivere in questo momento speciale di Prison Beer e de La Valle di Ezechiele (che dà lavoro a undici persone, otto delle quali sono ex carcerati): la gestione del chiosco in località Bergoro a Fagnano Olona, il comune dove ha sede la cooperativa diretta da Anna Bonanomi. Un locale pubblico – un po’ bar e un po’ pub – che servirà anche per commercializzare le Prison Beer (e anche le Schigibier). «Siamo in attesa delle chiavi e speriamo che ci vengano consegnate presto perché i tempi si stanno allungando – chiude don David – Vorremmo attivare il chiosco per lavorare in una bella fetta di estate ma dal momento in cui lo avremo a disposizione dovremo fare una serie di lavori. Vi aspettiamo lì, per degustare le nostre Prison!».
BONUS TRACK – L’episodio del podcast “Pillole di Materia” con l’intervista ad Alessandro Trocino, giornalista e autore del libro “Morire di pena” dedicato alle persone che in carcere si tolgono la vita. Trovate il volume su Amazon cliccando QUI.
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Complimenti per l’articolo! Posso già spoilerare che la terza birra sarà un’ American IPA con luppolatura classica pensata da me e da Lorenzo Beghelli, il valente birraio di Muttnik.