La birra artigianale – certa birra artigianale – è come l’amore cantato da Antonello Venditti. Fa dei giri immensi e poi ritorna. Il giro è durato trent’anni, da quel 1996 che è la data di inizio del movimento indipendente italiano, ma il cerchio si è chiuso laddove era iniziato: in un locale piccolo e antico, che dà un tocco speciale a un paese normale situato tra Altomilanese, Comasco e Varesotto: Lurago Marinone.

Tra le mura di un piccolo pub di provincia, trent’anni fa, Agostino Arioli con qualche amico mise a frutto i suoi studi e le prime esperienza lavorative e fondò il Birrificio Italiano, un marchio che ha letteralmente fatto la storia, creando uno stile – quello delle Italian Pils che ha nella sua Tipopils la sua capostipite – divenuto famoso in tutto il mondo brassicolo. Tanto che ancora oggi, negli USA e non solo, sono tanti i produttori che si cimentano con questo genere di birre moderne, eleganti, piacevoli e dotate di una personalità non indifferente.

Per celebrare i tre decenni di vita, a Lurago Marinone si sono radunati molti dei principali “attori” del movimento artigianale italiano, per una visita agli impianti (dall’antica sala cottura interna al “Birri” si è passati, anni fa, al moderno stabilimento di Limido Comasco), un convegno dedicato al trentennale ospitato in municipio e un pranzo a tema con cinque portate abbinate ad altrettante birre dell’Italiano. O meglio – menu alla mano – un pranzo con cinque birre cui sono state abbinati altrettanti piatti.

Finalmente Ago: Arioli è “Birraio dell’anno”. Terzo Elia Pina (50&50)

Tra le bottiglie servite in tavole non poteva mancare la “Tipopils”, ma forse la presenza più particolare è stata la “Amber Shock” realizzata appositamente per i 30 anni: la ricetta è quella originale creata da Agostino negli anni Novanta quando, da homebrewer, si cimentava nelle prime produzioni. Sarà disponibile dal prossimo 9 aprile e – lo garantiamo – è una chicca da non perdere, con il suo carattere leggermente selvaggio e una personalità – ci ripetiamo – spiccata.

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Il convegno, coordinato da Alessandra Agrestini, è servito per fare il punto della situazione con ospiti italiani e stranieri. Sono intervenuti i rappresentanti delle associazione di categoria (Andrea Bargnolini per Assobirra, Simone Monetti per Unionbirrai, Teo Musso per il Consorzio della Birra Italiana), il divulgatore Evan Rail, Matthew Brynildson di Firestone Walker e una serie di figure che da lungo tempo sono coinvolte sul pianeta birra: da Lorenzo “Kuaska” Dabove ad Andrea Turco, da Luca Giaccone a Mauro Gobbo sino a Fabrizio Ferretti. Un appuntamento importante per parlare del comparto brassicolo e per focalizzarsi su idee e progetti (Kuaska ha proposto il termine “goccificio” per spiegare come i birrai indipendenti curano al meglio ogni singola goccia di prodotto) che possano farlo uscire dall’impasse dell’ultimo biennio. Non un piangersi addosso (non è certo nello stile e nella storia del B.I.) ma, anzi, un momento propositivo e di… fermento, perché il settore ha ancora tanto da dare. E lo stesso Agostino lo dice nella nostra intervista disponibile su Youtube: «Quest’anno pensiamo ai festeggiamenti dei 30, ma io sono un’anima in pena e di certo sto già pensando a qualcosa di nuovo per il futuro».

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