Davanti a decine di produttori, publican e addetti ai lavori, Luca Giaccone ed Eugenio Signoroni hanno presentato una delle pubblicazioni brassicole più attese del panorama nazionale: la “Guida alle birre d’Italia 2027”, tradizionale pubblicazione biennale di Slow Food Editore che comprende la bellezza di oltre 2.800 etichette citate e oltre 800 premiate in rappresentanza di 522 aziende produttrici (una piccola parte anche di sidro), cui si aggiungono 866 locali selezionati e consigliati per la cura alla cantina e alla carta delle birre.
Insomma, un’opera monumentale e resa possibile dal lavoro di oltre 100 collaboratori cui è andato uno degli applausi più sentiti della mattinata di presentazione, all’auditorium della Camera di Commercio di Brescia. Una città che ha accolto a braccia aperte il mondo della birra craft, con l’organizzazione – nella serata di venerdì 29 maggio – di una serie di laboratori presso alcuni locali con sede nella Leonessa
La presentazione della guida (QUI trovate l’articolo pubblicato su VareseNews) cui ha partecipato anche il senatore Giorgio Salvitti (consigliere del ministro Lollobrigida) è servita anche per lanciare una proposta interessante da parte di Slow Food, un decalogo sull’identità che dovrebbe (dovrà) avere la birra artigianale italiana da qui in avanti. Una sorta di ripartenza dopo i primi trent’anni del movimento, chiamato a compattarsi e a riproporsi per affrontare le sfide del mercato in continua evoluzione. «Il movimento birrario ha saputo definire una identità nazionale – ha spiegato Luca Giaccone – Oggi abbiamo provato a descriverla con un decalogo di quelle che sono le regole che ci piacerebbero fossero seguite da chi produce birra artigianale. Prendiamo il lascito del fondatore di Slow Food, Carlin Petrini, scomparso da poco, come uno stimolo per guardare oltre, per provare un po’ a guidare questo mondo affascinante perché se il movimento ha avuto una debolezza è che non c’è stata tanta lucidità negli obiettivi da raggiungere. Pensiamo di poter dare una mano aprendo questo tipo di dialogo».
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(In entrambi i casi la Guida è disponibile dal 3 giugno ma è possibile prenotare la propria copia. Malto Gradimento ha un’affiliazione sia con Amazon sia con IBS: se la acquisterete usando i nostri link darete una mano a sostenere il blog).
Di seguito riportiamo il decalogo così come è stato inviato da Slow Food, con l’aggiunta di alcuni neretti sulle parole chiave. Ci permettiamo solo un commento riguardo il punto 2, quello legato alla comunicazione sulla birra, perché sposiamo in pieno quanto scritto da Giaccone e Signoroni. Da anni Malto Gradimento fa divulgazione sulla birra artigianale, cercando il più possibile di coniugare le necessità dei lettori più esigenti con quella di chi, invece, ha meno strumenti. È magari un curioso, un lettore occasionale di questi temi, uno che si sta accostando a questo mondo, un utente “generalista”. Un equilibrio non sempre facile ma che merita uno sforzo, a costo di sfrondare certi termini, certe espressioni, certe posizioni integraliste che non fanno altro che isolare la birra artigianale rispetto al mondo in cui vive. Per il resto, il dibattito è aperto e speriamo che diventi costruttivo per aiutare l’intero settore.
- La birra artigianale è buona — sulla qualità non transige — ed è costante, pur considerando la variabilità e la stagionalità delle materie prime e la legittima evoluzione della ricetta;
- Parla un linguaggio semplice e comprensibile, rinunciando a termini troppo tecnici, è inclusiva, cerca di coinvolgere i nuovi bevitori, anche se non sono appassionati o estimatori;
- Ha identità e personalità ben definite, non insegue le mode del momento, semmai cerca di creare nuove tendenze e non smette mai di voler essere creativa;
- Cerca l’equilibrio gustativo, rinuncia a voler stupire al primo sorso e ricorda sempre di essere una bevanda democratica, popolare e socializzante;
- Predilige le materie prime di filiera tracciata e breve, si preoccupa dell’impatto ambientale delle proprie scelte produttive e distributive, sa valorizzare i prodotti del territorio;
- Informa il consumatore con indicazioni su conservazione e consumo: in frigo o in cantina? In quale bicchiere? In abbinamento a quale piatto? E conosce i propri limiti in termini di conservazione e freschezza;
- È esplicita e si racconta nei particolari: non nasconde la provenienza dei malti e dei luppoli, non mente e non omette dettagli produttivi. Se usa coadiuvanti come enzimi o chiarificanti, lo dice con chiarezza;
- Si concentra principalmente sul mercato di prossimità e non fa la guerra alle altre birre artigianali, ma anzi collabora per la crescita virtuosa di tutto il comparto;
- Evita riferimenti sessisti e irrispettosi verso le culture diverse; rispetta i lavoratori, i distributori, i locali e i clienti, e ha un prezzo giusto — né troppo alto né troppo basso;
- Conosce bene la tossicità dell’alcol e i suoi rischi per la salute, non suggerisce mai un consumo eccessivo, al contrario favorisce consapevolezza e moderazione.
Da oggi, intanto, la Guida è disponibile per la consultazione all’interno della Biblioteca della Birra Artigianale Italiana a Castronno, nella sede di VareseNews, lo spazio libero Materia. In biblioteca abbiamo anche quasi tutte le edizioni precedenti dell’opera edita da Slow Food. QUI trovate l’elenco di tutti i volumi presenti.
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