Da Varsavia a Oslo: ecco l’indice dei prezzi della birra

Da Varsavia a Oslo: ecco l’indice dei prezzi della birra

norway_drinkingCara, carissima Oslo. In attesa di qualche notizia frizzante dalle nostre parti diamo oggi un’occhiata all’indice dei prezzi delle birre creato da GoEuro, sito specializzato in comparazioni di questo tipo e dedicato principalmente ai viaggiatori (Qui il blog di GoEuro). La capitale norvegese si conferma una delle città più costose per mangiare e bere e anche nella birra non fa eccezione: la media del costo di una bottiglia da 33 cl infatti è la più alta registrata e si attesta a ben 3,55 euro. (altro…)

Row LPA: una birra in voga

Row LPA: una birra in voga

RowLPA02Il nome, in inglese, con cui si presentano i produttori fa già intuire qualcosa. Quello della birra regala qualche altro indizio. Quello – storpiato – che fa riferimento allo stile, svela un ulteriore caratteristica di chi c’è dietro al progetto di cui vi parleremo oggi e che – confessiamo – non ci aspettavamo di descrivere in termini brassicoli.
Ma cerchiamo di essere un po’ meno misteriosi e andiamo per ordine a decriptare la frase precedente. I produttori si celano dietro al termine “Five Rings Brewery” (si chiama così la società che ha lanciato il progetto) e per un amante dello sport i cinque cerchi che balzano subito alla mente sono quelli olimpici. La birra poi si chiama “Row”, e cioè la remata: rowing è infatti il canottaggio. E ancora: questa birra è definita un po’ scherzosamente “lake pale ale” e proprio sui laghi di Lombardia sono nati e cresciuti diversi grandi campioni della disciplina remiera. (altro…)

Il “Settimo” e le sue birre a “Insubria di gusto”

Gaetano Pasqui, un grande pioniere della birra italiana

hops_luppoloQuello di “birra a chilometro zero” è un concetto che va preso con le molle, almeno in Italia. Poche aziende infatti possono coltivare in autonomia l’orzo necessario (o avere produttori che lavorino con esse a stretto contatto) e soprattutto pochissime hanno la possibilità di trovare una malteria nei dintorni. Ma se per il malto qualcosa si può fare, per l’altra componente chiave della produzione birraria – il luppolo – tutto diventa ancora più difficile. Per creare una nuova varietà e lanciarla sul mercato brassicolo infatti serve parecchio tempo: chi comincia ora a impiantare luppoli quindi ha bisogno di attendere una decina di anni prima di produrre in serie con una certa sicurezza e stabilità le birre che lo utilizzano. Non a caso, ancora oggi, i birrai di tutto il mondo usano luppoli provenienti da zone particolarmente vocate alla coltivazione di questa pianta, come l’Hallertau (Germania), Saaz (R. Ceca), Poperinge (Belgio), Sonoma County (Usa) e altre ancora. (altro…)