Uno dei più conosciuti produttori di birra artigianale del Varesotto, uno dei marchi più rilevanti a livello nazionale soprattutto negli anni scorsi, cambia pelle e lo fa con una decisione radicale ed epocale. Extraomnes ha smesso di brassare nella propria sede di Marnate e spostato l’intera produzione sull’impianto di un terzista.
Una strada intrapresa nei mesi scorsi e, con il nuovo anno, divenuta definitiva. La realizzazione di Zest, Blond e delle loro “sorelle” avviene ora sull’impianto del birrificio “The Wall”, a Venegono Inferiore: una scelta che permette di restare sul territorio anche grazie agli ottimi rapporti personali tra le proprietà delle due aziende.
A prendere questa decisione è stata la casa madre di Extraomnes, la torrefazione Café El Mundo che nel 2010, dopo l’incontro con Schigi D’Amelio, diede vita a un birrificio che, facendo leva soprattutto sulle birre di ispirazione belga, ha davvero scritto pagine di storia. Schigi, per esempio, ha vinto con Extraomnes il premio “Birraio dell’Anno” nel 2013, ha sfiorato il bis in diverse occasioni ed è stato fino allo scorso anno una presenza fissa nelle nomination del concorso. Attualmente D’Amelio resta all’interno dei quadri dell’azienda di Marnate e proprio in virtù del suo impegno ha preferito non parlare della vicenda.
Abbiamo quindi intervistato Alessandro Cantadori, uno dei proprietari di El Mundo, per capire come, e perché, è maturato questo cambio di rotta.
«La nostra è una scelta strategica meditata da tempo: abbiamo avvertito l’esigenza di un cambiamento dettata dalle richieste del mercato ed era necessaria una maggiore strutturazione per Extraomnes, anche dal punto di vista della standardizzazione del prodotto, della logistica e dell’efficienza. Capire come trasferire le nostre ricette al di fuori del birrificio di Marnate, su una scala diversa, per noi è stata una bella scommessa ma posso dire che l’anima delle birre Extraomnes è rimasta esattamente quella di prima e il mercato sta rispondendo bene».
Cantadori nega che il trasferimento della produzione sia stato fatto nell’ottica di ridurre i costi del birrificio e, di riflesso, dell’intero gruppo El Mundo: «No, non è questo il motivo alla base della decisione e, anzi, non è detto che esternalizzando la produzione si ottengano risparmi. Come detto, lo abbiamo fatto per avere una scala produttiva diversa che ci permette di posizionarci meglio in uno scenario complicato e di aprire nuovi mercati. Non voglio dare indicazioni numeriche, ma la nostra idea è quella di una crescita piuttosto importante».
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Riguardo alla partnership con The Wall, Cantadori spiega: «Io e Stefano Barone ci conosciamo da tanti anni, siamo stati compagni di classe al liceo e credo che un passo importante come quello di spostare la produzione andasse fatto con persone di cui si ha fiducia. I nostri birrifici hanno avuto percorsi paralleli, anche se molto diversi, ma a livello – per così dire – etico sono molto affini. Inoltre è importante anche la vicinanza geografica».
Per quanto riguarda la figura chiave di Schigi D’Amelio, Alessandro Cantadori spiega: «Luigi è operativo all’interno del nostro gruppo, segue con costanza il progetto anche fisicamente nel senso che quando sono necessari test o controlli da The Wall è lui a essere coinvolto». Intanto l’impianto di Marnate rimane al suo posto. L’ultima cotta è di poche settimane fa e nelle intenzioni della proprietà di Extraomnes non sarà smantellato: «C’è un progetto a cui stiamo lavorando del quale, per il momento, preferisco non dare anticipazioni: per questo il birrificio resta dov’è e speriamo di poter dare notizie nel giro di qualche tempo».
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