“Fare la storia” è una frase dalle mille declinazioni. C’è chi fa la grande storia che si studia sui libri, c’è chi invece fa la storia nel proprio campo, sul proprio territorio, nell’ambito in cui abitualmente vive e lavora. Ecco: senza voler scomodare i grandi eventi, possiamo dire che domenica 16 febbraio il birrificio “50&50” ha scritto almeno una bella e ricca pagina dell’ancora giovane volume dedicato alla birra artigianale italiana. (foto: Marco Tripisciano/Mondobirra.org)
Per la prima volta in un quarto di secolo, o meglio, in venti edizioni del concorso, un produttore della provincia di Varese è stato insignito del titolo di “Birrificio dell’Anno” al termine del più importante concorso nazionale, quel “Birra dell’Anno” organizzato da Unionbirrai che va tradizionalmente in scena a febbraio, quasi sempre – come questa volta – a Rimini durante la fiera “Beer and Food Attraction”.
Il titolo “generale” arriva al termine delle premiazioni delle 45 categorie in cui è suddiviso il concorso, tiene conto (è il regolamento in vigore) dei migliori tre risultati e dei piazzamenti nelle “macroaree” rappresentate dai diversi stili. “50&50”, che prende il nome dalla suddivisione delle quote tra i due fondatori Alberto Cataldo ed Elia Pina (che sono tuttora gli uomini chiave dell’azienda), ha vinto tre medaglie d’oro e una di bronzo, risultati fondamentali per diventare il “Birrificio dell’Anno”.
Gli ori sono arrivati da birre e da stili differenti tra loro: la “God of Life” è una Session IPA, la “Graziella” è una particolare IGA (Italian Grape Ale, ma con lieviti a bassa fermentazione) mentre la “How Much Hops is too Much Hops”, definizione lunga e divertente che identifica la NEIPA (New England India Pale Ale) prodotta in Valle Olona. Come se non bastasse agli ori si aggiunge un terzo posto in una categoria assai tradizionale, quella delle pils di ispirazione tedesco-boema con la sempreverde “Manbassa” a conferma dell’amplissimo raggio di azione d’alto livello garantito da Elia e Alberto.
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Con questi premi e questo titolo, “50&50” ottiene una vera e propria consacrazione in un percorso che negli ultimi 3-4 anni aveva portato il marchio varesino in cima a numerosi concorsi italiani e internazionali oltre che – finalmente – nella top 20 di “Birraio dell’Anno”. Risultati che – chi legge da tempo Malto Gradimento – sono nelle corde di Elia e Alberto che si meritano tutto quel che di buono sta arrivando dal mondo craft: scoperti troppo tardi, si stanno togliendo le giuste soddisfazioni.
E a rendere ancora più polposa questa edizione di “Birra dell’Anno” per il Varesotto ci sono altri due trofei rilevanti. Il birrificio “The Wall” di Venegono Inferiore ha vinto il primo premio nella categoria delle weizen (non certo una nicchia) grazie alla sua “The Vice” mentre Birra OV di Busto Arsizio – ma possiamo sempre chiamarla con il nome più amato, L’Orso Verde, si è portata a casa un bel bronzo tra le tripel grazie alla “Vlaander”.
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