Non è la prima birra in assoluto che riporta, in etichetta, il marchio di Malto Gradimento (prima di lei, quelle che vinsero il nostro concorso per homebrewer e poi vennero prodotte da The Wall), ma è senza dubbio la prima nata da una sinergia che comprende il nostro blog e Materia, lo spazio che da un anno esatto è diventato la nuova casa di VareseNews e, di conseguenza, di “MG”.

La “Honey Ale” è la birra speciale prodotta dalla beer firm Var+, immessa sul mercato poco prima di Natale e – ci auguriamo – destinata ad avere un percorso più lungo rispetto a un semplice inverno.

Perché, come detto, Malto Gradimento ha scelto di comparire con il marchio sulle bottiglie dopo aver fatto incontrare le due persone chiave di questa storia. Luca Novelli è il titolare di Var+ e (come abbiamo raccontato di recente) ha rilanciato il proprio marchio dopo un momento di riflessione. Federico Tesser di “Fonteincantata” invece è l’apicoltore di Casciago che collabora con VareseNews e che da tempo cercava un birrificio a cui conferire il proprio miele per realizzare insieme una birra.

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Grazie a loro – e all’impianto di Dulac, a Galbiate, dove è stata fatta la cotta – c’è una nuova birra al miele nel panorama Varesotto, caratterizzata dall’elegante grafica liberty che contraddistingue le etichette di Var+ (l’autore è Massimo Rivolta). Ma come è andata la degustazione della Honey Ale?

Anzitutto è una birra sincera, nel senso che il miele c’è e si sente fin dal naso: Chicco Tesser ha fornito quello di castagno, che è naturalmente più amaro di altre tipologie (ma che rimane un ingrediente dolce). Versata nel bicchiere la Honey Ale si presenta color dorato-ambrato con un bel cappello di schiuma pannosa, biancastra e persistente.

Il naso offre subito le connotazioni dovute alla presenza di miele che poi si ripropongono all’assaggio. Le note dolci sono evidenti ma non stucchevoli mentre la chiusura è affidata a un amaro abbastanza marcato e piuttosto persistente, utile a pulire la bocca per il sorso successivo. L’apporto alcolico non è alto, siamo al 5,5%, mentre la bevuta è scorrevole e piacevole, accompagnata dalla giusta frizzantezza.

Siamo di parte, vero, ma la Honey Ale appare una birra gradevole e ben costruita, non una invernale vera e propria ma – proprio per questo – estendibile nell’arco dell’anno. Capito Luca, capito Chicco?

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