Ridurre le accise per l’intero comparto e ripristinare gli sconti per i birrifici artigianali: sono queste le richieste avanzate da AssoBirra nei confronti del Governo in vista dell’approvazione della Legge di Bilancio 2025.

L’associazione di categoria che comprende sia le grandi industrie del settore sia alcuni piccoli produttori si è mossa in queste ore per anticipare le decisioni governative. A parlare è il presidente, Alfredo Pratolongo, facendo leva anche su un momento di flessione del mercato che richiederebbe un sostegno a tutto il settore.

«La nostra richiesta è di ridurre le accise sulla birra di 2 centesimi e ripristinare gli sconti per i birrifici artigianali che producono fino a 60 mila ettolitri annui – spiega Pratolongo – Con questa misura, le accise scenderebbero a 2,97 euro per ettolitro grado Plato, cioè il livello precedente all’ultimo aumento, visto che il mercato è in contrazione e ha perso oltre il 5%. Oggi più che mai, crediamo necessario dare certezze agli imprenditori che vogliono investire e quindi porre fine all’adozione di misure provvisorie».

Alfredo Pratolongo – presidente AssoBirra

Secondo i dati forniti da Assobirra, il settore birrario (che era in crescita prima della pandemia, anche a livello di materie prime) ha fatto segnare nel 2023 il 5,02% in meno a livello produttivo rispetto all’anno precedente mentre i consumi nazionali sono calati del 5,85% attestandosi a 21,2 milioni di ettolitri. Un trend confermato nel primo semestre del 2024 con i consumi che reggono grazie all’incremento dei volumi provenienti dall’estero (+10,2%).

«Le dinamiche degli ultimi 18 mesi confermano l’esistenza di una correlazione inversa tra l’aumento delle accise e l’andamento del mercato, in particolare la competitività della produzione nazionale – prosegue Pratolongo – Dopo il primo aumento di gennaio 2023 il comparto è entrato in una contrazione che si è protratta dopo il secondo aumento a gennaio 2024. Nel primo semestre del 2024, i dati riportano un aumento delle importazioni da Paesi europei con una tassazione fino a quattro volte inferiore a quella italiana».

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Problematiche quindi che colpiscono un settore – quello legato alla birra – che impiega oltre 100mila persone in Italia (103mila, dice Assobirra) mantenendo anche un legame importante con la filiera agricola per quanto riguarda l’orzo. «La birra – conclude Pratolongo – è l’unica bevanda da tavola gravata da accise (che per di più è gravata d’IVA… ndr) e il differenziale va ridotto. Per la sua struttura, l’accisa è una tassa regressiva che ha quindi un peso elevatissimo proprio sulle birre più popolari, sulle quali i consumatori pagano una tassazione iniqua».

Per fare qualche esempio, spiega Assobirrra, sul costo di una birra alla spina circa 80 centesimi sono imputabili all’accisa, mentre su una bottiglia da 0,66 cl in offerta (il formato più venduto nei supermercati italiani: in questo caso il riferimento è alle industriali), l’accisa incide per circa il 40% sul prezzo di vendita.

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