A Firenze è stato rotto uno dei tabù più illogici del mondo della birra artigianale italiana. Finalmente nell’albo d’oro del concorso “Birraio dell’Anno” è stato iscritto il nome di Agostino Arioli, fondatore e birraio del Birrificio Italiano di Limido Comasco (e prima ancora di Lurago Marinone), padre nobilissimo – come pochi altri – di tutto il movimento craft nazionale. Un riconoscimento che sarebbe dovuto arrivare molto prima ma che, finalmente, è giunto anche se non manca qualche polemica.

C’è infatti chi vede l’incoronazione di Ago come un premio alla carriera, e lo stesso si è detto di Emanuele Longo (Lariano) che vinse 12 mesi fa, nel momento del suo ritiro. Ma questa ricostruzione vale fino a un certo punto: se il premio messo in palio dal network “Fermento Birra” deve andare a chi assicura – con le proprie produzioni – qualità nell’arco di tutto l’anno precedente (il 2025, in questo caso), allora Arioli rientra ampiamente e correttamente nella candidatura. Si può opinare, quindi, sulle posizioni (del resto a decidere è un novero di giudici scelti dagli organizzatori) finali ma non sulla legittimità del trofeo.

La classifica, per altro, parla esclusivamente lombardo: al secondo posto c’è infatti Marco Valeriani di Alder, già trionfatore in tre edizioni (le prime due ai tempi di Hammer). Terzo – e ne siamo felicissimi – è invece Elia Pina, il birraio “targato Varese” che ha portato le birre di “50&50” a una serie di risultati eccezionali in Italia e all’estero. Poco sotto al podio invece altri due vincitori passati: quarto Giovanni Faenza di Ritual Lab, quinti Cecilia Scisciani e Matteo Pomposini di MC 77, portacolori inossidabili della tradizione brassicola di Lazio e Marche.

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A Firenze è stato inoltre incoronato il Birraio Emergente dell’Anno, concorso aperto a chi opera da non più di due anni nel settore. A vincere, con un pizzico di sorpresa, è stato Andrea Nardi della nuova realtà romana, Linfa Brewery, che si è imposto sugli altri due finalisti: secondo Lorenzo Monacci del birrificio Mudita di Stagno (Livorno), terzo Stefano Furlanetto di De Lab di Diano D’Alba (Cuneo). Nomi da tenere d’occhio perché puntualmente, nel giro di pochissimo tempo, tornano in auge per il concorso principale come accaduto all’emergente in carica, Filip Lozinski di Wild Raccoon, 19° assoluto quest’anno.

Birraio dell’anno – Albo d’oro

2009: Nicola Perra – Barley – Maracalagonis (Ca)
2010: Valter Loverier – LoverBeer – Marentino (To)
2011: Gino Perissutti – Foglie d’Erba – Forni di Sotto (Ud)
2012: Riccardo Franzosi – Montegioco – Montegioco (Al)
2013: Luigi D’Amelio – Extraomnes – Marnate (Va)
2014: Simone Dal Cortivo – Birrone – Isola Vicentina (Vi)
2015: Fabio Brocca – Lambrate – Milano
2016: Marco Valeriani – Hammer – Villa d’Adda (Bg)
2017: Josif Vezzoli – Elvo – Graglia (Bi)
2018: Marco Valeriani – Hammer – Villa d’Adda (Bg)
2019: Matteo Pomposini e Cecilia Scisciani – MC77 – Serrapetrona (Mc)
2020: Giovanni Faenza – Ritual Lab – Formello (Rm)
2021: Luigi Recchiuti – Opperbacco – Notaresco (Te)
2022: Marco Valeriani – Alder – Seregno (Mb)
2023: Enrico Ciani – Birra dell’Eremo – Assisi (Pg)
2024: Emanuele Longo – Birrificio Lariano – Sirone (Lc)
2025: Agostino Arioli – Birrificio Italiano – Limido Comasco (Co)

Birraio Emergente – Albo d’oro

2015: Matteo Pomposini e Cecilia Scisciani – MC77 – Caccamo SL (Mc)
2016: Conor Gallagher Deeks – Hilltop – Bassano Romano (Vt)
2017: Giovanni Faenza – Ritual Lab – Formello (Rm)
2018: Luca Tassinati – Altotevere – San Giustino (Pg)
2019: Vincenzo Follino – Bonavena – Faicchio (Bn)
2020: non assegnato
2021: Lorenzo Beghelli – Muttnik – Pavia
2022: Mirko Giorgi – Shire Brewing – Pomezia (Rm)
2023: Mattia Bonardi – Nama Brewing – Treviglio (Bg)
2024: Filip Lozinski – Wild Raccoon – Tavagnacco (Ud)
2025: Andrea Nardi – Linfa Brewery – Roma

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